L’altopiano magico dei Celti

LA PIETRA DI BISMANTOVA

Pietra Bismantova

NELLA DIVINA COMMEDIA

“Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su in Bismantova e ’n Cacume con esso i piè. Ma qui convien ch’om voli”: è Dante in persona a citare per primo il nome moderno di Bismantova nel Purgatorio, Canto IV, versetto 26, anche se gli Etruschi già conoscevano bene il luogo detto Man (pietra scolpita) e Tae (altare per sacrifici) ed i Celti la chiamavano Vis (vischio), Men (luna), per la raccolta notturna di vischio tra i querceti della zona, espressione di un antico culto lunare, che sarebbe variato prima in Bismentua e poi Bismantua. Anche i Bizantini frequentavano la zona, e nel V secolo d.C. vi costruirono una struttura militare, nota come Kastròn Bismanto o Castrum Bismantum, citata anche in un diario di viaggio del 628, mentre è in un documento del 1062 che è citata per la prima volta la “Petra de Bismanto”.

C’ERA UNA VOLTA IL MARE

Si tratta di una montagna formatasi sul fondo di un mare che esisteva qui nel Miocene inferiore e medio e che contiene ancora resti fossilizzati come gusci di molluschi, echinoidi, briozoi, foraminiferi bentonici, alghe coralline ed in particolare specie tipiche di acque temperato-calde. La “Pietra” è rimasta intatta dopo l’emersione della catena appenninica e la successiva fessurazione e frammentazione della formazione arenacea, seguita da erosione, mostrando oggi una porzione di lastra rocciosa lunga 1 km, larga 240 metri, alta 300 metri rispetto alla pianura circostante e la cui sommità raggiunge i 1041 metri sul livello del mare. Sulla cima pianeggiante si trova una fitta vegetazione di arbusti, in particolare di nocciolo, che negli ultimi decenni, abbandonata l’agricoltura e la silvicoltura montana, espandendosi in modo incontrollato ha nascosto molti sentieri e porzioni di roccia che sono oggetti da alcuni anni del tentativo di recupero per ripristinare i percorsi escursionistici e rendere nuovamente visibile la roccia nuda.

Bismantova Pietra nella natura

TURISMO E CULTURA

I percorsi sono comunque interessanti e suggestivi, permettendo, nel corso delle passeggiate, di incontrare numerose specie animali come il succiacapre, la tottavilla, l’averla piccola, il picchio muraiolo, il cervo volante, ma anche mammiferi, anfibi e rettili di vario tipo ed offrendo agli alpinisti, fin dal 1922, un classico molto frequentato, dato che poche pareti di questo tipo si trovano in zona, che, alla scalata con i chiodi ed all’arrampicata libera con alti gradi di difficoltà, ha visto affiancare nel 1971 una via ferrata, detta anche “Degli Alpini”. Anche la visita archeologica non lascia insoddisfatti, nei pressi della Pietra di Bismantova sono documentate tracce di frequentazione del Paleolitico superiore, dell’Eneolitico, un abitato del Bronzo medio ed uno del Bronzo recente, una necropoli e luogo di una battaglia della campagna militare di Marco Emilio Lepido contro i Liguri nel I secolo a.C., mentre il Castrum Bismantion, che dominava la strada tra Parma e Lucca, passò successivamente ai Longobardi. Ai piedi della Pietra nel XVII secolo fu edificato il tuttora esistente eremo benedettino con annessa chiesa aperta al pubblico.

Info sul sito del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

Bismantova pietra: eremo benedettino