E finalmente Terra!

Come sempre in barca ben presto ci si abitua alla forza del vento e nonostante il rollio pauroso, riprendiamo i turni normali e riusciamo anche a preparare un pasto caldo. Franco è messo a dura prova da queste condizioni e viene attaccato dal mal di mare. Lo consoliamo dicendogli che ne soffriva anche il grande Chichester. Nonostante il malessere, quando c’è da manovrare è sempre presente. Questa è vera passione per la vela!
Per tutta la giornata e la notte successive le condizioni non cambiano, unica nota positiva è che maciniamo miglia su miglia, le calme piatte dei giorni scorsi sono solo un brutto ricordo, anche se ogni tanto sentiamo di desiderarne un po. La mattina del 28 un bellissimo arcobaleno compare nel cielo in parte sereno in parte coperto da minacciosi nuvoloni. Il vento scende a 40 nodi e possiamo rimettere un po’ di tela, issiamo quindi la trinchetta e la randa di maestra con due mani. Filiamo via sempre veloci, ma le condizioni di navigazione sono un po’ più confortevoli. Anche per tutta la giornata seguente, la burrasca continua, ma ormai siamo talmente assuefatti al vento e al mare che ci sembrano condizioni normali. La mattina facciamo il nostro primo incontro con un Tropical Bird, uno splendido uccello con una coda lunghissima, che ci farà visita ogni giorno. Il 30 il vento e il mare calano ancora e l’anemometro non supera mai i 20 nodi. Ma siamo ancora talmente traumatizzati dalle notti precedenti che per prudenza esagerata invece dello spi 2, issiamo lo yankee e lasciamo due mani alla maestra. Il GPS dice che abbiamo percorso 2700 miglia , quindi quasi 900 le abbiamo fatte nei cinque giorni della tempesta. Mancano poco più di 300 miglia a Barbados pronostichiamo l’arrivo per il primo di febbraio. Ottimisti come sempre. Mai fare i conti senza l’oste! Infatti la mattina del 31, dopo aver pescato un bel dorados di 6/7 Kg issiamo prima lo spi 2, poi l’1, infine ammainiamo; siamo in calma piatta a sole 180 mg da Barbados. Da tempo ci siamo accorti di avere una perdita di gasolio quando il motore è in moto, vista la calma, scoperchiamo il diesel e controlliamo. Incredibile il secondo filtro, nuovo, bucato. Chissà quanto carburante abbiamo perso. Lo sostituiamo con un altro, adesso tutti i nostri calcoli di consumo sono saltati. Travasiamo le cinque taniche da 20 litri nel serbatoio e basiamo la nostra riserva su questi cento litri, abbiamo quindi un’autonomia di 120 mg a 1400 giri e 5 nodi di velocità. Per cui dobbiamo cercare di fare almeno un’ottantina di miglia a vela. A dirlo è facile, ma la calma ci costringe ad ammainare anche le rande che sbattono inutilmente senza un alito di vento. Vediamo che la randa di maestra inizia a scucirsi lungo le gallocce. Mare completamente liscio, sole cocente e a picco, siamo tentati di montare anche il tendalino. L’attesa del vento diventa sempre più snervante, c’è chi pesca, chi si diverte a fare la posizione utilizzando sestante e computer e chi, come me, si butta in cucina per preparare gnocchi di patate. Le verdure sono quasi finite la frutta anche, rimangono solo una verza, patate, qualche rapa e cipolla. La sera propongo il mio minestrone alla moscovita a base di rape, verza, patate, cipolla, riso, ma vengo duramente contestato e sfioro l’ammutinamento. La calma dura anche il primo di febbraio, avanziamo solo di poche miglia con la corrente. Solo il due riusciamo issando rande, spi leggero, trinchetta, carbonera ad avanzare a due/tre nodi sfruttando un leggerissimo Aliseo. Verso sera il GPS ci posiziona a meno di 120 miglia da Barbados, l’agonia è finita siamo a tiro di gasolio. Avviamo il motore, rande cazzate al centro, yankee e trinchetta legati in coperta, contagiri fisso a 1500 log a 5 nodi, ma in realtà viaggiamo a 6 reali. Verso mezzanotte un bagliore a prua, lontanissimo nell’oscurità, non può che essere Barbados. Infatti il mattino del tre, alle dieci, quando mancano ancora 60 miglia la avvistiamo. E’ festa grande. Le ultime miglia saranno le più lunghe, l’arrivo è previsto per le 23. Grazie al solito indispensabile radar all’ora prevista diamo fondo a Carlisle Bay, unico ridosso praticabile a Barbados. La traversata è finita e non è stata certo una passeggiata. L’Oceano non è stato molto benevolo con noi, ci ha sì regalato splendide giornate di vento costante e amico, ma anche notti di burrasca e tempesta e calme piatte del tutto inusuali.

L’importante è partire, è i titolo del libro dell’armatore e skipper Bruno Fazzini (ed. Il Frangente, anno 2008), che racconta il lungo viaggio dell’autore a bordo di Pink Jaws, un Ketch di 47 piedi, dall’Europa alla Nuova Zelanda, durato quasi 4 anni. Un lungo diario di viaggio, in cui l’autore riporta la traversata atlantica – anno 1992.