Galapagos

Diario di viaggio dello skipper Bruno Fazzini a bordo del Pink Jaws, un ketch 47′, che ha effettuato il giro del mondo in barca a vela. Correva l’anno 1993, alle Galapagos…

Dopo la prima parte di navigazione nel Pacifico raggiungiamo questo mitico luogo del pianeta. Diamo fondo vicino ad altre barche di varie nazionalità e come tutti caliamo anche noi un’ancora a poppa in modo da contrastare la fastidiosa onda che entra e impedire alla barca di intraversarsi al cambio della brezza. Una bella notte di riposo e l’indomani mattina siamo pronti per iniziare l’esplorazione di questo paradiso incontaminato. Mentre montiamo il tender riceviamo la gradita visita di un leone marino che ci osserva incuriosito e poi, con un elegante volteggio, sparisce sott’acqua per emergere vicino ad un’altra barca. La baia è popolata da molti uccelli, numerosi pellicani e gabbiani, che velocissimi spesso strappano di bocca il pesce ai lenti pellicani. Affittiamo tre Mountain Bike e pedaliamo verso l’interno armati di telecamera e macchine fotografiche. Una prima lunga salita ci blocca subito, fortunatamente un camioncino concede un passaggio a noi e alle bici. Conosciamo un giovane studente locale che si offre come guida nella visita dell’isola. Spiega che alle Galapagos esistono migliaia di specie di uccelli, iguane marine e terrestri, tartarughe marine e gigantesche tartarughe di terra che hanno dato il nome alle isole. Visitiamo un tunnel sotterraneo lungo più di un chilometro e scavato dalla lava durante le antiche eruzioni dei vulcani di cui è disseminata l’isola. Pranziamo in un tipico locale immerso nel verde, dove consumiamo il classico pollo ruspante cucinato alla equadoregna. Il padre del ragazzo è un agronomo e gestisce per conto del Governo una stazione sperimentale per la coltivazione di varie piante da frutta, abitano in una bella casetta in legno completamente attorniata da piante di ogni specie diligentemente catalogate.

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Qui si possono ammirare tutte le specie di iguane e tartarughe giganti presenti sulle isole. Nella stessa giornata arriva il Messer Polo, ed insieme a loro andiamo al ristorante di Furio, un simpatico toscano che da dieci anni vive su quest’isola e ne è diventato uno dei personaggi più importanti. La fattoria ristorante di Furio si trova all’interno dell’isola proprio ai piedi delle montagne. Per raggiungerla usiamo il solito camioncino, unico taxi a disposizione. Lauretta ha diritto a sedersi accanto all’autista, noi invece tutti all’esterno sul cassone. La gita è molto divertente, attraversiamo zone bellissime, ricche di boschi e vegetazione. La fattoria si trova sulla cima di una verde collina da cui si domina tutta la costa ovest dell’isola. Un panorama stupendo nel susseguirsi di colline e piccole pianure che arrivano fino al blu intenso del Pacifico. Il pranzo a base di prodotti locali, spesso da lui stesso coltivati, è ottimo e raffinato. Il pomeriggio visitiamo il tunnel presente nella sua grande proprietà e incontriamo numerose tartarughe giganti stavolta libere nel loro ambiente naturale. Invitiamo Furio a cena che accetta alla condizione di portare lui il vino.
Altra escursione notevole è la visita alla baia Tortuga, una lunga spiaggia di sabbia fine e bianca. Facciamo un bellissimo bagno, il primo in Pacifico, divertendoci con le grandi onde che frangono sulla spiaggia. Unico rammarico i permessi di navigazione tra le isole vengono dati raramente, un po’ per preservarle, ma soprattutto per garantire lavoro alle barche locali e ai diving che hanno l’esclusiva di accompagnare i turisti . Però un bagno con i leoni marini dobbiamo pur farlo. Così, una mattina, furtivamente, usciamo col tender accompagnati anche dall’equipaggio del Messer Polo che ci segue a ruota. In poco tempo raggiungiamo un isolotto fuori dalla baia abitato da una colonia di leoni marini. Entriamo in acqua con maschera e macchina fotografica subacquea, lo spettacolo è indescrivibile, i leoni marini ci volteggiano attorno e si avvicinano incuriositi. Poi spaventati da un grosso maschio che mostra i denti, ce la battiamo velocissimi e risaliamo sul gommone.

sea-lion-298333_1280Esperienza comunque unica ed elettrizzante. Probabilmente ci siamo spaventati per niente, infatti non si sono mai verificati attacchi a uomini da parte di leoni marini o foche, sicuramente era solo un modo per far capire che quello era il loro territorio, però quei denti erano veramente lunghi e minacciosi. Le pratiche di entrata alle Galapagos sono molto lunghe e costose. La nostra sosta è di pochi giorni per cui issiamo la bandiera gialla di attesa dogana e facciamo finta di niente. Riusciamo così a rifornirci di gasolio al distributore, appena fuori dalla città, al prezzo corrente senza dover sottostare al ricatto dei funzionari della dogana che oltre ad applicare costose tariffe di soggiorno pretendono di rifornire le barche di gasolio a prezzi esorbitanti, anche quattro volte superiori. Siamo fortunati perché un funzionario ci scopre la sera prima della partenza e vuole per sé una lauta mancia, ma ce la caviamo con soli cinquanta dollari e un abbondante aperitivo. Dopo qualche riluttanza per paura del colera che recentemente ha colpito il Sud America ci riforniamo di frutta fresca e verdura. Banane, maracuya, papaie, arance, limoni, poi ancora mele, pomodori, verze, carote il tutto raccolto dalle coltivazioni dell’isola. La popolazione non molto numerosa è composta di persone che hanno sempre vissuto qui, sono pochi quelli trasferiti dall’Equador. Sono tutti molto cordiali e gentili, la delinquenza è completamente sconosciuta come sono lontani Panama e i Caraibi. Vivono di agricoltura e pesca e naturalmente anche di turismo. Pur essendo le isole adagiate sull’Equatore il clima non è caldissimo, è influenzato dalla fredda corrente di Humbold. Visitare le isole disabitate e selvagge di Isabela, Fernandina, San Salvador e le più piccole e lontane Pinta, Marchesa, Genovessa deve essere un’esperienza indimenticabile ma il tempo disponibile è quello che è, quindi ancora una volta ci ripromettiamo almeno un mese di sosta al prossimo giro. Le colonie di leoni marini sono molto numerose anche a causa della pesca incontrollata di squali da parte dei pescherecci oceanici giapponesi, che li uccidono per le loro prelibate pinne, riducendo il naturale elemento di equilibrio della popolazione di leoni marini che di conseguenza si è riprodotta in maniera esagerata, tanto che spesso riescono a mettere in fuga gli squali stessi e mettono in crisi l’ecosistema marino con il loro inesauribile appetito.