I giganti della west coast

“Tutto in America è più grande!” è uno dei classici commenti di chi viaggia negli Stati Uniti per la prima volta. Le strade dalle innumerevoli corsie, le auto, gli alti grattacieli ma non solo: anche madre natura qui ha dato il meglio di sé con le imponenti sequoie, gli altissimi strapiombi rocciosi della Yosemite Valley e le immense vallate e distese pianeggianti. Cose che lasciano indubbiamente lo spettatore a bocca aperta. Tutto questo è presente nella West Coast, e si può facilmente apprezzare con la visita ad una grande città oppure ai parchi nazionali, ammirando la loro “grande” bellezza. Quando si parla di West Coast si intendono i tre stati americani che si affacciano sulla costa ovest degli Stati Uniti d’America: California, Oregon e Washington; tale definizione viene attribuita talvolta anche a qualche altro Stato che confina con questi, pur non avendo sbocco sull’oceano Pacifico. Io oggi, invece, farò la cosa opposta, non parlerò dei giganti presenti in questi tre stati ma parlerò della costa vera e propria e dei giganti che, percorrendola, si possono incontrare.

L’arrivo sulla costa

Usciti dallo Yosemite ci dirigiamo verso l’oceano Pacifico e, una volta superato Paso Robles, percorrendo la Highway 101 South, imbocchiamo la Road 46 West, denominata Green Valley Road. Fin da subito ci accorgiamo che qui di “green” c’è ben poco in realtà; tutto intorno a noi appare molto secco (infatti le precipitazioni annue in queste aree sono molto poche) ad eccezione delle terre coltivate a vite: da qui, infatti, comincia la vasta area in cui viene prodotto il celebre vino californiano. La strada prosegue tra territori montuosi con l’alternanza continua di salite e discese, tornanti e rettilinei; ma, nonostante le miglia percorse, il paesaggio cambia poco fino a che  non arriviamo alla costa. E’ la nebbia la prima cosa che ci accoglie una volta superato l’ultimo passo tra le alture che si innalzano subito a ridosso del mare. Pensavamo facesse caldo sul mare californiano invece, con un certo sconforto, ci troviamo immersi nel grigio. Arrivati a Cambria ci fermiamo per una sosta (la calorica colazione americana è proprio quello che ci vuole considerato il clima) per poi incominciare a percorrere la Road 1 North. Oltre ai panorami unici e agli scenari mozzafiato, la West Coast Road ci offre molto altro: non c’è stata volta che, affacciati sul mare, non scorgessimo uno dei mammiferi marini che la abitano: iniziamo con dei tursiopi (chiamati anche delfini dal naso a bottiglia), poi elefanti marini (le più grosse foche del pianeta), quindi lontre marine, leoni marini della California e leoni marini di Steller, foche comuni ed infine loro, i veri giganti della West Coast – le balene. Più volte riusciamo a scorgere il tipico soffio dei cetacei che salgono a galla per respirare e, fermi all’area di sosta più vicina, li ammiriamo in lontananza dalla costa. In questo modo riusciamo a quantificare almeno 5 avvistamenti con almeno una quindicina di soggetti di specie diverse (seppur a volte non facilmente identificabili considerata la notevole distanza). Dopo due giorni arriviamo a Newport e decidiamo, così come altre sere, di passeggiare sul lungo mare. Il vento da nord è molto forte questa sera e il sole tramonta all’orizzonte sul mare; come di consuetudine sulla West Coast, tale scenario è solo una cornice incantevole del vero e proprio protagonista del quadro: un branco di balene grigie che si spostano controcorrente verso nord e, salendo a galla, formano con i loro respiri un getto che viene rapidamente trasportato dal vento, diffondendosi come una grossa nuvola nell’aria.

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L’ulteriore visione di questi giganti in un contesto simile ma, ancora una volta, da molto lontano, ci convince ad andare ad ammirarli più da vicino; così, il giorno successivo, a Dopoe Bay saliamo su una barca per andare a “caccia” di balene grigie. La nostra guida fa rotta su un punto dove ci troviamo circondati da almeno una ventina di balene grigie, che salgono a respirare anche molto vicino a noi. Una di queste, molto più curiosa delle altre, si affaccia col capo sopra la superficie per osservarci (atteggiamento chiamato spyhopping, tipico di questa specie), dopo di che si muove per diversi secondi intorno alla barca passando sotto di essa per risalire in superficie un ultima volta ancora più vicino a noi.

La balena grigia

La balena grigia (Eschrichtius robustus) è un cetaceo misticeto, cioè dotato di fanoni (prominenze cornee presenti in bocca e disposte come le setole di un pettine) al posto dei denti. Raggiunge la lunghezza di 15 metri, le femmine sono più lunghe dei maschi (caratteristica comune ad altri cetacei), ed è diffusa lungo le coste nord del Pacifico, nonostante sulla sponda asiatica sia a rischio critico di estinzione a causa della continua caccia. E’ una specie famosa per le importanti migrazioni che compie, prevalentemente a scopo riproduttivo: infatti, ogni anno in inverno questi cetacei si dirigono verso la Baja California per dare alla luce i piccoli. In estate invece ritornano a nord: la maggior parte di essi raggiunge l’Alaska; altri invece, come quelli che abbiamo incontrato noi, si fermano prima. In questo periodo si nutrono nelle acque ricche di plancton per poi digiunare nei mesi trascorsi al sud. La cosa interessante di questo cetaceo è che sembra essere il più antico appartenente a questo sottordine e, infatti, esso mantiene molti caratteri ancestrali: la presenza di pochi solchi gulari (sono quelle pieghe che consentono l’espansione del cavo orale durante la cattura del cibo) meno numerosi rispetto alle balenottere; le due file di piccoli peli sul mento, a dimostrazione di un adattamento alla vita acquatica ancora incompleto; le 5 dita sull’arto anteriore (pinna chiamata natatoia) e le 7 vertebre cervicali non fuse tra loro che lo accomunano più ai mammiferi terrestri che alle altre balene; infine, la vita a ridosso della costa e all’interno delle insenature (gli altri misticeti non si avvicinano tanto quanto la balena grigia e non raggiungono aree con acqua così bassa). Nonostante le grandi dimensioni, anche questo animale ha il suo predatore: l’orca. Non è facile scorgerla in questa zona e, quando presente, le balene cercano di tenersi a distanza dandosi alla fuga.

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Ci godiamo per un’ora e mezza circa la meravigliosa visione dei grandi cetacei, intervallata dall’incontro con tre leoni marini di Steller che dormono su una piattaforma lì vicino, dopo di che decidiamo di rientrare salutando, per questo viaggio, questi grossi mammiferi. La curiosità di questi animali e la loro propensione ad avvicinarsi alle coste ha portato le balene grigie ad essere oggetto di una caccia intensa da parte dell’uomo, che le ha condotte sull’orlo dell’estinzione. Oggi, fortunatamente, sono specie particolarmente protetta e gli sforzi per tutelare il loro habitat da parte dei vari governi dovrebbero garantire loro la possibilità di compiere le incredibili migrazioni stagionali ancora per moltissimi anni.