Gruissan, perla dell’Aude francese

Solo le motobarche dei pescatori, in lento incedere fino all’attracco in porto, rivelano l’operosità del piccolo borgo nel sud della Francia

Un vento pungente e metodico sferza l’aria senza posa, velando l’atmosfera col delicato sopore che precede il tempo dell’aurora. Il sibilo dei canneti, a tratti sommesso e prepotente, spezza il silenzio con ritmica frenesia. Lontano, lo stridio dei gabbiani insiste disperato nel tentativo di destare un mondo che ancora dorme. Solo le motobarche dei pescatori, in lento incedere fino all’attracco in porto, rivelano l’operosità del piccolo borgo. Gruissan, piccola località costiera dell’Aude, nel sud della Francia, è ancora assopita quando le prime luci dell’alba ne esaltano lo splendore.

Tour Barberousse, sulla sommità dell’altura su cui sorgeva l’antico castello, si staglia nel cielo evolventesi dal blu profondo della notte alle tinte incandescenti del giorno in arrivo. La sua decadente maestosità recita poesie alla complice natura, che, sedotta da tale gentilezza, la avvolge a renderla parte integrante della roccia e della macchia, conferendo un fascino unico a tutto l’ambiente. L’antica fortezza, risalente alla fine del X secolo, domina la laguna salmastra sottostante, dove i fenicotteri rosa trovano riposo e cibo. Eretto allo scopo di difendere la navigazione nelle acque antistanti al porto di Narbona dalle incursioni di mori e pirati, il castello offrì rifugio e sicurezza alla popolazione delle campagne circostanti, che iniziarono ad edificare ai suoi piedi un piccolo villaggio. Il pittoresco appellativo, dall’origine incerta, della torre va ricercata nel nome dell’ammiraglio ottomano Kahyr al-Din Barbarossa o secondo un’altra teoria in quello del corsaro Gaspard Dot detto il “Barberoussette”, attivi nella prima metà e alla fine del XVI secolo. Fu probabilmente a seguito di una delle loro incursioni che l’immaginario popolare fece imperituro monito verso quelle feroci scorribande. Perso nel tempo il suo ruolo di difesa, il castello fu distrutto e le sue pietre riciclate per la costruzione della vicina cattedrale Saint Just di Narbona. Ora il castello riposa e un velo di pace si è steso su quel passato tumultuoso. La vita scorre rilassata e serena tra gli abitanti di Gruissan. I pescatori vendono il loro carico di ostriche, astici e sogliole ai locali ristoranti e bar, dove la degustazione del mollusco bivalve con un calice di champagne è divenuto un imperativo. Il suono leggero della musica proveniente dai locali mondani accoglie con garbo ed eleganza i visitatori. Le intime e accoglienti ruelles del borgo raccontano di famiglie e generazioni passate, presenti e future, le cui storie saltano dalle finestre aperte delle case correndo a ravvivare i semi-deserti angoli del paese.

“A Gruissan i paesaggi parlano! La gente di qui racconta loro…” recita una targa, testimone della relazione tra uomo e natura qui esistente. A pochi passi, la magnifica chiesa di Notre- Dame de l’Assomption, capolavoro architettonico di Gruissan, in armoniosa umiltà con l’urbanistica circostante. Salendo sulla torre, indispensabile centro di gravità della planimetria urbana del paese, il panorama si apre sulla caratteritica pianta circolare di Gruissan. La vista si estende oltre, verso le lagune, le spiagge e il mare. Le palafitte su Plage des chalets, disposte ordinatamente come a fronteggiare l’impeto del mare, sono oggi l’avamposto dei pescatori, così come lo erano in tempi meno recenti. La cooperativa dei pescatori di Gruissan si impegna nella pratica di una pesca sostenibile portata avanti con mezzi tradizionali, per preservare le risorse ittiche della zona e sensibilizzare al problema della pesca intensiva. Accogliendo un turismo sempre crescente ed una pressione antropica potenzialmente devastante, Gruissan non deve relegare la natura ai margini della propria storia e cultura. Chi abita qui pare saperlo bene. La fiorente macchia mediterranea attorno agli etangs del parco naturale della Narbona, in cui Gruissan armoniosamente vi si immerge, regala incontri inaspettati, come l’inconsueto gruppo di pellicani bianchi (Pelecanus onocrolatus) che plana poderosamente a cibarsi nelle loro pescose acque. Puntuali, i fenicotteri rosa sorvolano i pantani unendo acqua e cielo in un vorticoso connubio di sussistenza reciproca. Sullo sfondo la cattedrale di Narbona, maestosa, avamposto della civiltà e precorritrice avida dell’urbanizzazione. Ma qui è Gruissan. Qui il tempo si riposa.