Kenya sola andata

Esiste un Kenya quasi sconosciuto, anche se questo Paese africano è una meta classica degli italiani e moltissimi ci sono stati, almeno una volta. Eppure quasi tutti i turisti si recano sulle coste per il mare, il clima, l’ambiente esotico e già spettacolare, mentre quasi nessuno guarda al Kenya per quello che è: un’enorme riserva naturale da preservare. Forse è proprio il turismo dei safari, che già da secoli è presente in questa terra d’Africa che ha prodotto il fenomeno della protezione ambientale forse più che altrove: con con ben 23 parchi e 11 riserve di ambienti terrestri e marini istituiti già dagli anni ’60, il Kenya è tuttora un posto dove perdersi completamente nella natura e sentirsi liberi. Per fare ciò è come sempre necessario estraniarsi dall’ambiente più intensivamente turistico.

elephant-670645_1280

Storie di italiani

Il Kenya è anche la sede di moltissimi emigrati italiani che hanno stabilito là la loro attività, pizzerie, bar, ristoranti, boutique, principalmente, ma anche agenzie di Safari. Mille storie, mille vite che hanno voltato pagina. Eddy Buffa, ligure di  nascita, è un italiano che ho conosciuto molti anni fa sul posto: ha un’agenzia di safari. I ricordi si moltiplicano: seduto nel villaggio masai, Eddy sorseggiava un cocktail in attesa di clienti. Incuriosito dal personaggio stile Indiana Jones, mi avvicinai per chiacchierare e, inaspettatamente, ebbi la sensazione di avere con lui molte cose in comune. Ma come si fa a lasciare tutto? Eddy mi spiegò di essere partito le prime volte come turista e poco a poco di aver maturato l’idea di restare, abbandonando tutto in patria. Non furono la vita facile, agiata e senza problemi e nemmeno l’eterna estate a convincerlo. Ciò che lo fece innamorare furono i colori del posto. Pole pole (piano piano), akuna matata (nessun problema), jambo (benvenuto) e la rigogliosa natura impossibile e bellissima, unita al sorriso della popolazione poverissima di denaro e decisamente ricca di valori umani.

Gli chiesi di portarmi a vedere quei posti e quei colori per cui aveva lasciato l’Italia. Lodge spartani nella foresta dove scarabei giganti e procavie (specie di enormi criceti) sono quasi molesti, corse nel bush (il basso bosco della savana) e guadi improbabili di fiumi, per vedere tramonti equatoriali velocissimi, dove il sole sembra cadere sulla terra, villaggi dimenticati con bambini chiassosi, ippopotami assonnati. Impossibile descrivere le sensazioni, i sapori e le esperienze, l’Africa non è un continente facile, in essa vivono gli animali più grandi, più pericolosi, più velenosi e più … di tutto. Quello che in questo luogo costituisce un’evasione è quindi la quotidianità di una terra che l’occhio del turista non può vedere, per questo servono le proposte giuste ed il giusto spirito.

Un luogo si classifica punto di fuga se ti mette a stretto contatto con la natura e la natura è dominante
se ti fa star bene con te stesso se ti fa venir voglia di non tornare più a casa
se ti dà emozioni forti se, una volta tornato, lo porti con te nel cuore
PUNTO DI FUGA Kenya sola andata
Perché è un punto di fuga (giudizio dell’autore) Perché ti catapulta negli immensi spazi africani, dove (fortunatamente) gli animali sono ancora padroni del territorio
Punteggio da 1 a 10 7
Consigli La prima volta acquistate biglietto andata e ritorno, poi si vedrà