La traversata del Pacifico

Diario di viaggio dello skipper Bruno Fazzini a bordo del Pink Jaws, un ketch 47′, che ha effettuato il giro del mondo in barca a vela. Oceano Pacifico, correva l’anno 1993…

Il giorno 16 aprile dedichiamo la mattina agli ultimi rifornimenti di acqua e viveri poi nel tardo pomeriggio partiamo dalla Galapagos per intraprendere la nostra traversata più lunga, 3200 miglia fino alle isole Marchesi. La strategia che adottiamo è di scendere rapidamente a Sud per superare le calme equatoriali e trovare l’Aliseo di Sud Est che dovrebbe essere stabilizzato sotto i 5° di latitudine Sud. La riserva di gasolio è di circa 700 lt quindi non avremo problemi. Il pilota automatico elettronico che abbiamo montato a Panama, svolge egregiamente il proprio dovere evitando turni di timone nella navigazione a motore che tanto ci avevano stressato in passato. I turni ben assimilati lasciano riposati e pronti per affrontare eventuali emergenze. I contatti radio diventano i momenti di maggiore interesse durante i quali siamo sempre tutti svegli e incollati alla radio. Poiché io mi occupo solitamente del telex mio fratello viene nominato operatore radio. Le trasmissioni più emozionanti sono quelle con l’Italia.

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Intanto navighiamo veloci anche se un po’ scomodi perché la barca col vento al traverso è sbandata, comunque la media è di 150 miglia al giorno. Il vento da sud ci impedisce di scendere direttamente alla ricerca dell’Aliseo però siamo in rotta quasi perfetta sulle Marchesi. Con l’oscurità il vento crolla e comincia a piovere a dirotto. Navigare a motore sotto l’acqua è una delle cose peggiori che possano capitare a un velista. Per due giorni il cielo rimane coperto e tanta pioggia e a volte un po’ di vento caratterizzano la nostra navigazione. Nota positiva riempiamo i serbatoi e vista la temperatura facciamo finalmente la doccia con l’acqua dolce. Un bellissimo arcobaleno segna il termine del cattivo tempo e il vento ricomincia a soffiare, anche se molto leggero. Dopo tutta l’acqua e l’umidità prese nelle ore precedenti, il sole forte e il vento caldo ci fanno rinascere; apriamo tutti i boccaporti e anche la barca si asciuga. Procediamo spinti da un Aliseo di Sud Est di cinque o sei nodi e queste condizioni saranno la nota caratteristica di tutta la nostra traversata. La media delle miglia percorse giornalmente scende attorno alle 110, qualche volta anche sotto alle 100 e spesso e volentieri dobbiamo ricorrere all’aiuto del motore. Incontriamo una grossa nave che attraversa la nostra rotta e intratteniamo una cordiale conversazione con l’operatore radio che ci informa sulla loro destinazione, le Hawaii. E’ il giorno 26 e siamo in pieno Pacifico. Dietro di noi, 300 miglia, il Messer Polo è più fortunato. Infatti parecchie volte mentre noi arranchiamo a motore loro hanno un bel vento da Sud Est di 15 nodi. Ci sentiamo giornalmente e spesso la conversazione cade sui rispettivi programmi culinari per la cena e addirittura per il pranzo del giorno dopo. Da questi discorsi si comprende quanto siano tranquille le condizioni di navigazione, al contrario di quanto sta accadendo nel Nord Atlantico dove, apprendiamo via radio, si sta verificando una violenta tempesta che dura da più di una settimana mettendo in difficoltà molte barche che in questo periodo stanno rientrando in Mediterraneo dai Caraibi.

sea-940572_1280Due scafi italiani fanno naufragio, un uomo è disperso mentre due sono recuperati alla deriva sulla zattera di salvataggio. Rabbrividiamo nel sentire queste notizie e cominciamo a voler bene a questo Aliseo così leggero, ma che ci fa pur sempre avanzare in assoluta tranquillità. Il 29 è un giorno molto importante, è il dodicesimo compleanno di mia figlia Caterina. Le invio un lungo telex di auguri a cui lei risponderà ringraziandomi e ricordandomi che il 30 maggio è il giorno della sua Cresima. Dovrei farcela a partecipare anche se con questo venticello i tempi diventano sempre più stretti. Un contatto radio ci serve per avere informazioni sulle Marchesi: ci confermano che il gasolio si trova abbastanza facilmente, per l’acqua nessun problema, a livello di rifornimenti frutta a volontà mentre per il resto poca disponibilità. E ci dicono che non esiste alcuna marina per un ormeggio sicuro della barca. Così l’idea di lasciare il Pink Jaws alle Marchesi per poter poi ad agosto ritornare e visitare gli atolli delle Tuamotu è bocciata, la nostra destinazione finale rimane quindi Tahiti, e il tempo stringe ancora di più. Di notte lo spettacolo del cielo stellato è stupendo, la limpidezza dell’aria è così forte che le stelle brillano di una luce intensissima, tanto da sembrare molto vicine. La Croce del Sud, visibile solo in questo emisfero, sembra guidare la nostra navigazione come in passato guidava quella dei grandi velieri. In questi momenti ci prende una commozione che mai avevamo provato nelle precedenti traversate sarà sicuramente che sentiamo molto il fatto di navigare nel Pacifico del Sud. Attraversarlo è una specie di consacrazione per chi come noi ha fatto della vela una ragione di vita. Studiare la carta nautica della Polinesia, segnare il punto nave con latitudine Sud, calcolare quante miglia mancano alle Marchesi o a Tahiti sembrano appartenere ad un sogno per chi ha sempre navigato tra Corsica Sardegna e Costa Azzurra. Siamo completamente integrati nell’ambiente che ci circonda sentiamo il respiro dell’Oceano amiamo l’Aliseo che lo fa vivere ammiriamo sempre più stupiti il susseguirsi delle albe e dei tramonti spettacolari che incendiano il cielo. Sensazioni uniche e possibili solo in questa parte della terra circondati da migliaia di miglia d’acqua e con la rotta su dei granelli sperduti nell’immenso blu. Il primo maggio percorriamo solo 90 miglia, la media più bassa della traversata, il vento è solo un leggero alito, in compenso il mare è calmo e la barca rolla pochissimo con gioia particolare di Franco che è in piena forma completamente ristabilito dalla settimana di mal di mare. Siamo in riserva di gas e speriamo di riuscire ad arrivare prima che finisca. Verdura frutta sono ormai agli sgoccioli rimangono solo un po’ di patate, cipolle e una verza, dobbiamo quindi ricorrere alle scorte di scatolame, sempre abbondante. Da buoni italiani senza il primo di pasta siamo disperati, comunque la bombola nonostante l’allarmante leggerezza regge ancora. Il giorno 5 maggio un primo segno della presenza di terra, uno stormo di fregate ci sorvola. Mancano meno di 350 mg che con un po’ di fortuna (cioè di vento) potrebbero essere coperte in due giorni. Purtroppo il nostro destino sono le ariette da Lago Maggiore e procediamo con la solita media ritenendoci anche fortunati visto che ormai abbiamo dato fondo alla nostra pur ingente riserva di gasolio e conserviamo solo l’indispensabile per manovrare in avvicinamento. Finalmente il 9 verso il tramonto, una macchia scura appare all’orizzonte, prima confusa con le tante nuvole, poi piano piano sempre più distinta, è proprio lei, Fatu Hiva. Grande festa a bordo del Pink Jaws, stappiamo l’ultima bottiglia di vino bianco conservato per l’occasione e stavolta nemmeno una goccia va sprecata.