Le piccole Antille e il Mar dei Caraibi

Diario di viaggio dello skipper Bruno Fazzini a bordo del Pink Jaws, un ketch 47′, che ha effettuato il giro del mondo in barca a vela. Caraibi, correva l’anno 1993…

sailing-ship-659758_1280

Grazie alla corrente favorevole e all’Aliseo – stranamente amico – bruciamo alla media di nove nodi la distanza che separa da Barbados da Santa Lucia. Entriamo di mattina nell’attrezzato Rodney Bay Marina. Il giorno successivo, di buon’ora, salpiamo con rotta a vista su Martinica. Questi posti li conosciamo bene perché siamo venuti negli ultimi due inverni per trascorrere un paio di settimane in barca a noleggio. Mi ero ripromesso l’ultima volta di attraversare il canale tra Santa Lucia e la Martinica con lo spi. Infatti come usciamo dal ridosso issiamo lo spi 2 e diamo una mano alla vecchia randa di maestra, mezzana piena e trinchetta, voliamo con il log tra 9 e 10 nodi, con vento quasi al traverso 100/110° dalla prua. Naturalmente timoniamo. Sembra di essere in motoscafo tanto siamo veloci. In un attimo ci troviamo al gran roccione del Diamante, poi ridossati dalla punta SW della Martinica, ammainiamo lo spi ed entriamo di bolina con genoa 2 nella Grande Anse d’Arlette uno dei più confortevoli ancoraggi delle piccole Antille. Qui conosciamo Enzo e Rita Russo del Tatanai, da tanti anni in barca: non hanno perso gentilezza e cordialità. Altra barca italiana uno sloop comandato da un medico iraniano, ma milanese d’adozione, il cui equipaggio appare un po’ provato dalla traversata; erano sprovvisti di timone a vento. Sono molto simpatici e visto che abbiamo in arrivo rifornimenti freschi, facciamo dono ad entrambe le barche di un graditissimo pezzo di parmigiano. E’ più di un mese che non vedo la mia dolce consorte, Stefania, per cui il morale è alle stelle quando la ricevo con sua sorella all’aeroporto di Fort de France. Rimane solo dieci giorni, ma sarà una vacanza bellissima. Non dimenticheremo mai i tuffi di prima mattina nelle acque cristalline dei ridossi più belli di Martinica, Santa Lucia, Grenadines, le passeggiate a Sufrier sotto i due pitoni per arrivare alle cascate calde di acqua sulfurea. La Martinica è proprio una base di partenza perfetta per queste crociere verso Sud. Infatti è comodamente collegata con Parigi, ha ipermercati enormi e fornitissimi, magazzini per pezzi di ricambio e officine specializzate di ogni tipo. Fort de France, la capitale, è una moderna città quasi europea; vi si trova di tutto sia come divertimenti sia come servizi. Scendendo a Sud invece si può fare conto solo sulla frutta e verdura fresca dei mercati popolari, mentre i supermercati sono poco riforniti e molto più cari che in Martinica. Con Stefania e Simona restiamo anche due giorni ancorati dietro lo splendido reef di Tobago Cays dove acquistiamo dai pescatori pesce e aragoste.

caribbean-291021_1280
A Mayero invece è d’obbligo la cena da Dennys, un dinamico nero, praticamente proprietario di mezzo paese. Cucina molto bene e l’ambiente del suo locale è veramente caraibico; gli facciamo dono della nostra vecchia bandiera con dedica che appende sopra al bar nella sua ricca collezione. La piccola baia di Mayero è da cartolina, sabbia bianca, palme, acqua trasparente, pochissima gente. L’importante è non trovarsi lì insieme al mastodontico Club Med 1, che organizza per i suoi ospiti affollatissimi barbecue proprio su questa spiaggia. Altra cena romantica e incantevole a Port Elizabet, Bequia. Da qui ripartiamo per una tappa unica fino a Rodney Bay, saltando Saint Vincent. I giorni a disposizione di Stefania sono ormai agli sgoccioli. A Rodney Bay entriamo di notte con il radar come ci era capitato all’andata a Marigot Bay.
I Caraibi, almeno per quanto ho potuto conoscerli e girarli, francamente non li amo molto. Uniche cose che apprezzo sono il clima e il vento che soffiando al traverso delle isole permette alle barche di viaggiare su e giù per i canali sempre a vela e quasi mai con andature scomode. Ma per il resto la gente è tutt’altro che cordiale, in tutte le baie si è presi d’assalto da rompiscatole che sono più fastidiosi e insistenti che in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle baie più tranquille e isolate devi comprare la protezione del “capo” per non incappare in inconvenienti e furti. La sera è consigliabile infatti non lasciare nulla in coperta. I prezzi dei ristoranti sono simili a quelli europei e la qualità del cibo è sovente scadente. Nelle immersioni si vedono sempre meno pesci, l’acqua però è limpidissima. L’affollamento turistico è spesso notevole e le isole sono sempre più costruite. La baia dei due pitoni a Santa Lucia era famosa tra tutti i navigatori per la sua bellezza e la sua natura selvaggia. Io sono riuscito a vederla intatta nel ’90 durante la mia prima vacanza ai Caraibi. Chiusa sui fianchi da due alti coni ricoperti di vegetazione, con una spiaggia nera vulcanica e una fitta e lussureggiante selva di palme e piante tropicali e come unica concessione alla modernità un piccolo capanno con tetto in paglia che vendeva bibite e frutta alle barche in visita. Altra caratteristica un piccolo elefante che ogni tanto si faceva vedere lungo la spiaggia. Un paesaggio veramente idilliaco. Mi è rimasta impressa per la sua bellezza e perché mi ricordava le foto di alcuni ancoraggi alle Marchesi. Così l’anno dopo sono ritornato ma tutto era finito, stavano costruendo proprio lì un grosso villaggio turistico e il cantiere in piena azione aveva già devastato tutto, meno male che le pareti dei due Pitoni sono a picco, altrimenti avrebbero piazzato qualche bungalow pure lì.
Anche il turismo nautico è molto diffuso. Le baie principali sono affollatissime come da noi in estate. Ci sono più barche a febbraio alla Grande Anse d’Arlette che nella baia di Villefranche in agosto, il che è tutto dire. Le ditte di noleggio francesi e inglesi affittano ormai a prezzi più che popolari e dall’Europa i voli charter scaricano giornalmente migliaia di turisti e io posso parlare solo delle piccole Antille, ma chi è stato più a nord dice che là agli europei si aggiungono anche gli Americani. Purtroppo siamo noi ad essere in ritardo, però mi chiedo cosa diventeranno queste isole tra una decina d’anni con questo sviluppo turistico selvaggio e incontrollabile. Comunque ci siamo abituati a navigare nei nostri mari super affollati per cui ci adatteremo, purtroppo, anche a questo.
Amici che incontreremo più avanti parleranno molto bene delle Bahamas e di Cuba. Cuba però è rimasta preservata per molto tempo dall’isolamento internazionale cui l’ha costretta il regime castrista. Ma ormai anche per lei è iniziato il conto alla rovescia. Presto arriveranno gli investitori Americani e si inizierà anche lì a distruggere e costruire alberghi. D’altra parte queste isole, tranne ovviamente le colonie, non possono certo vivere di canna da zucchero e banane, possono ricevere aiuto solo vendendo quello che di più prezioso hanno, cioè la natura, il mare, la verginità di molti luoghi.