Lionfish nei mari Italiani

E’ considerato uno dei pesci più belli che la natura abbia creato, ma anche uno dei più pericolosi. Se lo tocchi, il veleno dei suoi aculei potrebbe ucciderti (i casi sono ovviamente rarissimi, più probabile che ti cada in testa una tegola dal tetto di casa). E’ il lionfish, o pesce scorpione, simbolo dei mari tropicali di tutto il mondo. Ma ormai non più solo dei mari tropicali. Durante l’estate, alcuni esemplari di lionfish sono stati avvistati nelle acque dei mari italiani, soprattutto in Sicilia, il che non è affatto una buona notizia: non tanto per la sua pericolosità nei confronti dell’uomo (basta non toccarlo e limitarsi ad ammirarlo) ma per le interazioni che avrà con la fauna marina.

E così dopo i pesci pappagallo che ormai abitano le acque del Sud Italia, da Lampedusa in su, rosicchiando tutto quello che c’è da rosicchiare, ecco che arriva anche il lionfish, segno inequivocabile che i nostri mari si stanno tropicalizzando. Un po’ come accade anche per il clima. La pinna dorsale e quella anale nascondono aculei veleniferi. Un contatto può provocare semplice eritema, ecchimosi o anche cianosi della parte colpita ma anche vesciche attorno alla puntura. Se il contatto è più profondo si producono necrosi locale e variazione della sensibilità, che possono durare anche per più giorni a cui possono sovrapporsi effetti a livello sistemico come dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali, paralisi agli arti, iper o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare, sincope. Anche se rari sono stati documentati casi di decesso. Il lionfish è diffuso innanzitutto nel Mar Rosso e nell’Oceano Pacifico, dal Sud-Est asiatico fino all’Australia, dal Giappone alla Polinesia. Si tratta di un pesce commestibile ma attenzione: il suo veleno resta attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce, per cui la pericolosità della specie resta elevata anche su esemplari morti da diverse ore, riscontrabili sul mercato. Nell’ultimo decennio il Lionfish si è rapidamente diffuso nel Mediterraneo orientale e da questa estate anche in Italia. Chi dovesse avvistarne qualcuno, lo segnali all’ISPRA, l’agenzia governativa per il mare e l’ambiente (alien@isprambiente.it).