Maldive fra passato e futuro

Ritratti ad Ukulhas, di Giovanni Baldoni
Ritratti ad Ukulhas, di Giovanni Baldoni

Dimentichiamo per un attimo i resort, e immaginiamo un mondo d’acqua abitato da una popolazione di 350 mila persone. Benvenuti alle Maldive, quelle autentiche. Un mondo sospeso fra passato e futuro: da una parte ci sono tradizioni antiche e la rigorosa applicazione della Sunna, il codice di comportamento sacro dell’Islam (un termine che significa, consuetudine, abitudine: uno dei testi sacri della religione musulmana), dall’altra ci sono motori marini four stroke di ultima generazione che in Italia ce li sogniamo, tv  a schermo piatto, Iphone di ultima generazione, wifi (perfettamente funzionante) su tutte le isole, impianti di desalinizzazione e depurazione dell’acqua di altissimo livello tecnologico, finanziati peraltro dall’Unione europea. E in mezzo i bambini: alcuni scorrazzano nelle strade delle isole maldiviane abbigliati all’occidentale, con occhiali da sole e abitini sportivi, altri – soprattutto le ragazze che entrano nella pubertà – con il velo nero sulla testa, che ben presto coprirà l’intero corpo.

Lezioni di felicità

Ciò che non manca mai è il sorriso. E non è poco. I bambini maldiviani, con il loro sorriso, i denti candidi e i grandi occhi neri, che sorridono scherzosi nel vedere noi occidentali abbigliati all’ultima moda, ci fanno capire una cosa essenziale: noi crediamo di essere felici con i nostri bikini Yamamay e Parah, invece no: la felicità è avere quanto basta, lo stretto necessario per vivere senza tutte le complessità che la nostra vita “occidentale” ci scarica addosso quotidianamente. Quei sorrisi e quegli occhioni grandi tradiscono serenità. Una serenità che fa sbiadire i nostri elegantissimi costumi da bagno.