La potenza distruttrice degli uragani

IRMA HA LASCIATO MORTE E DISTRUZIONE NEI CARAIBI | ECCO COSA C'E' DA SAPERE SU QUESTI FENOMENI DEVASTANTI

Se ne parla molto in questi giorni. Irma, uno degli uragani più violenti della storia, ha devastato i Caraibi. Barbuda, Antigua, St. Marteen, Cuba, la Florida… nulla può opporsi a questa potenza della natura. Alle spalle si lascia morte e devastazione, navi affondate e case distrutte.

Sappiamo ormai molto sugli uragani. Sappiamo dove, come e perché si formano, riusciamo a calcolare il loro percorso. Questi fenomeni violentissimi, con venti a oltre 250 km l’ora e pioggie devastanti, hanno nomi differenti in base alle aree geografiche: nell’Atlantico si chiamano appunto uragani, nel Pacifico tifoni e nell’Oceano Indiano cicloni.

Si tratta sempre di un violento movimento rotatorio di masse d’aria, combinato con un moto di traslazione, intorno a un centro di bassa pressione: il senso di rotazione è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre. Nascono in seguito a depressioni e per un complesso di fenomeni atmosferici determinati dalle alte temperature equatoriali che, in certe zone, creano appunto centri di bassissima pressione e, quindi, di aspirazione dell’aria. Verso tali centri convergono quindi enormi masse d’aria e i venti, seguendo un moto a spirale che determina un vortice che alla fine si autoalimenta, inizia un pericorso lungo l’oceano e al termine di esso si estingue. Hanno un diametro di centinaia di chilometri (l’uragano Tip raggiunse i 2.200 km) e si formano sempre sugli oceani a cavallo dell’equatore. All’inizio vengono classificati come tempeste tropicali, ma quando aumentano di intensità la loro classificazione passa a uragani. I meteorologi hanno deciso di chiamare uragano soltanto quei fenomeni in cui i venti sono di eccezionale intensità. Dunque fino a quando i venti si mantengono sotto i 117 km/h si parla di tempeste tropicali; a velocità maggiori, questi fenomeni vengono definiti uragani veri e propri e sono classificati in 5 categorie di crescente intensità:

  • Categoria 1, con venti fino a 153 km/h e provocano danni limitati a barche, alberi, strutture mobili, tetti, inondazioni nelle zone costiere.
  • Catoria 2, con venti finno a 177 km/h e provocano danni rilevanti ad alberi, abitazioni, onde alte provenienti dal mare con inondazioni, possibili necessità di evacuazioni delle zone costiere limitrofe al mare.
  • Categoria 3, con venti fino a 208 km/h e provocano abbattimento di alberi di grandi dimensioni distruzione parziale di abitazioni, importanti inondazioni e onde fino a 4 metri nelle zone costiere a circa 4/5 ore prima dell’arrivo dell’uragano. Indispensabile l’evacuazione delle zone costiere.
  • Catoria 4, venti fortissimi fino a 251 km/h e provocano danni molto gravi agli edifici con crolli, distruzione pressoché totale della vegetazione, onde di 6/7 metri sulle zone costiere già diverse ore prima dell’arrivo del ciclone, indispensabili le evacuazioni.
  • Categoria 5, venti classificati disastrosi superiori a 252 km/h e provocano il crollo degli edifici, completa distruzione delle strutture urbane, onde oltre i 6 metri sulle zone costiere, affondamento di navi, ed è necessaria l’evacuazione di tutti coloro che si trovano sul percorso di questa immane manifestazione di forza di madre natura. E questa è la classificazione di Irma.

Come tutti sappiamo al centro dell’uragano c’è il famoso occhio del ciclone, dove il cielo risplende di un azzurro intenso. Ma non facciamoci trarre in inganno: è solo la quiete prima della parte peggiore della tempesta.