Sudafrica, oltre i confini del mondo

Diario di viaggio in Sudafrica, di Marco Cassani. Prima parte di un reportage che ci porta alla scoperta di luoghi ai confini del mondo.

Un respiro profondo sull’Oceano Atlantico prima di atterrare all’aeroporto di Cape Town. Quella distesa di acqua dal colore turchino, che infrange le sue potenti onde sulle bianche spiagge della costa meridionale dell’Africa, non teme di mostrare tutto il suo fascino agli occhi dell’esploratore moderno che decide di percorrerne le correnti. La strada che porta verso Cape of Good Hope attraversa la periferia povera della città, formata da una distesa di baracche in legno coi tetti di lamiera e si trasforma ben presto in un solco di sabbia tra l’Oceano, la spiaggia e le dune formate dal vento. Un paesaggio surreale plasmato dal colore della sabbia d’oro, dell’acqua turchese avvolta dal bianco dei flutti in frangimento, del blu intenso del cielo prima del tramonto e delle bianche nuvole che lo punteggiano in un fine mosaico in continua evoluzione.

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Non è solo l’impatto visivo che stupisce. Un turbinio di suoni, dall’infrangersi delle onde, al chiasso scomposto dei gabbiani fino agli stridii dei martin pescatori in conflitto con le beccacce di mare; il profumo di terra arsa e selvaggia, il sapore della salsedine e l’odore dell’Antartide portato dal vento che, dopo un viaggio di poche migliaia di chilometri, sferza queste lande. Tutto ciò contribuisce a rendere indimenticabile il primo contatto con una terra di antiche origini ed inestimabile fascino.

I pensieri corrono sulla via che si intreccia con i porti colmi di pescherecci e le case dal carattere coloniale, stampo indelebile del passato di queste città. I pensieri corrono senza sosta, abbracciati al sole ormai calante che dipinge l’ambiente circostante di un’atmosfera esotica e incantata, salvo poi accostare alla vista di un sospiro d’acqua in lontananza, un respiro che da migliaia di anni solca questo oceano in cerca del cibo che le correnti fredde invernali le assicurano. La megattera si esibisce, davanti agli sguardi attoniti di piccole e impotenti creature, in acrobazie e danze imponenti ma dalla leggerezza sorprendente. Una breve ma intensa sosta prima di ripartire.

Pinguini e natura

Sulla spiaggia dei pinguini, oggi riserva naturale sorta per proteggere dall’estinzione il “pinguino del Capo”, l’incontro con la natura è diversamente affascinante. Centinaia di uccelli nidificano e trovano ristoro dalle avversità dell’oceano nella macchia di vegetazione attorno alle spiagge. La curiosità li spinge ad avvicinarsi alle passerelle riservate ai turisti, dei quali non sembrano avere alcun timore. Per chi non ha mai visto questi splendidi animali in libertà è sicuramente uno spettacolo da non perdere.

L’arrivo sulle massicce scogliere nei pressi della punta più meridionale dell’Africa Sud-orientale chiude la giornata e apre la strada verso Gansbaii, tra il fumo che si alza dalle stufe delle baracche e il brulichio di luci e lanterne delle città che si preparano alla notte. Si alza una fredda brezza e poi un vento gelido, segno che il tempo sta per cambiare. Un’altra faccia della sua spettacolarità ha da offrire questa costa al giorno che verrà.

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Una fredda mattina d’inverno svela la forza delle onde oceaniche, che si schiantano con maestosa potenza sulle rocce, mai dome, per poi dissolversi in esili e apparentemente insignificanti gocce argentate. Con il loro moto incessante plasmano la costa e trascinano a riva milioni di resti testimoni di una vita brulicante che si nasconde sotto la loro superficie: conchiglie, alghe, uova di squalo, ossa e denti.

L’incontro con la creatura che più ha plasmato il timore dell’uomo per la natura, che più ha sedotto le sue paure, la leggenda di queste acque, il grande squalo bianco, non poteva essere più gelido. Ma trovarsi faccia a faccia con uno dei più grandi predatori dei mari mai esistito è un’emozione unica. È una meraviglia che non può che incantare e far nascere rispetto e ammirazione in uno degli animali più ingiustamente fraintesi e perseguitati dall’uomo; lo squalo bianco è un patrimonio che va difeso, protetto e rispettato. Uno dei tanti offerti da queste acque, come la colonia di otarie orsine dell’isola di Geyser Rock, che ospita oltre 50mila esemplari di questa specie. Qui le “foche” socializzano, prendono il sole e giocano al riparo dal loro predatore naturale, lo squalo appunto.

Il saluto della megattera

L’ultimo pomeriggio a Cape Town ci regala il saluto della megattera, che ancora una volta si fa ammirare dalla costa, come a voler invitare a seguire la sua scelta marina altri esseri così fortemente legati alla terra e dipendenti da essa. Cala la notte. Sulla spiaggia deserta la presenza del mare viene rivelata solo dal boato delle onde che si mescolano con la sabbia. In alto, sopra di noi, un cielo così diverso da quello a qui siamo abituati narra le sue storie e le sue leggende. Dei pescatori, muniti di torce e lampade, ci parlano della Croce del Sud e di come essa veniva usata anticamente dai marinai per individuare il sud geografico e tracciare la rotta di esploratori, commercianti, naufraghi. “Amo la mia terra” continua uno degli uomini. “Ho viaggiato più volte lungo la costa insieme a mia figlia. È bellissima ed è un peccato che molti non la conoscano o la evitino”. “Il Sudafrica è un paese sicuro. Bisogna chiedere, parlare con le persone e loro sapranno indicarti la strada migliore da percorrere”. Un viaggio in Sudafrica è un dialogo, un romanzo di formazione che non può e non deve esaurirsi alle apparenze superficiali delle cose. È come parlare con il passato, con la storia, con la natura, con le stelle, con l’universo, con gli uomini. Chiedi e ci sarà sempre qualcuno che risponderà; ascolta e avrai sempre qualcosa di nuovo da imparare. Il viaggio è solo all’inizio.

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