Topless, simbolo di libertà, bellezza e voglia di natura

Il topless è simbolo di libertà, emancipazione, natura. Una pietra miliare di molte battaglie. Per le donne, nella storia, è stato un traguardo, una conquista, per gli uomini (quelli di buon gusto) un modo per apprezzare la bellezza femminile, espressa attraverso un simbolo erotico (anche se è molto più di questo).

Il topless ha caratterizzato la storia dell’uomo. Nei primordi della civiltà le donne vivevano a seno scoperto, come accade anche oggi in alcuni luoghi del mondo, come fra le tribù dell’Amazzonia e in Africa, ma anche fra gli aborigeni australiani. Il seno della donna cominciò ad essere rigorosamente coperto a partire dal settimo secolo nel mondo islamico. In India il seno all’inizio era un simbolo di appartenenza ad alcune caste.  In Europa, fino al 1700 il seno nudo non destava particolare scandalo come evidenzia anche l’arte dell’epoca. Era simbolo di floridità, di bellezza. Ci sono moltissimi ritratti di regine e nobili con il seno fuori dal vestito. Le mode in vigore nelle classi sociali più elevate passarono lentamente anche alle classi di rango meno elevato e nel tempo le scollature vertiginose dilagarono. Ma in epoca vittoriana ci fu una svolta puritana e dal mondo anglosassone il “contagio” raggiunse quasi tutti i paesi dell’Europa e quelli al di là dell’Atlantico. Negli USA il divieto di restare con torace nudo, sia uomini sia donne, fu in vigore fino al 1936. Ma negli anni Sessanta il topless divenne il simbolo della lotta femminista. Il primo costume senza top per signore fu il monokini di Rudi Geinrich indossato da Peggy Moffit nel 1964. E negli anni dilagò anche negli Usa. Il “comune senso del pudore” del resto segue l’evoluzione culturale dei popoli.