Traversata atlantica sul Pink Jaws

Traversata atlantica. “L’importante è partire”, è i titolo del libro dell’armatore e skipper Bruno Fazzini (ed. Il Frangente, anno 2008), che racconta il lungo viaggio dell’autore a bordo di Pink Jaws, un Ketch di 47 piedi, dall’Europa alla Nuova Zelanda, durato quasi 4 anni.

Un lungo diario di viaggio, in cui l’autore riporta, fra le altre cose, il resoconto della traversata atlantica. Parte prima – anno 1992

Il 3 gennaio siamo a Puerto Calero e dopo una nuova estenuante trattativa con il proprietario del cantiere riesco a far varare il Pink Jaws pagando quanto già concordato. Prima lieta soddisfazione l’impianto con i due alternatori supplementari funziona perfettamente. Con la piccola radio sony, che riceve anche le onde corte, ci sintonizziamo come già facevamo a casa con Radio France International, che trasmette il meteo riguardante anche le zone utili per noi Nord Canarie, Sud Canarie e aliseo fino ai Caraibi. Il meteo non è confortante nella zona delle Canarie è prevista una forte burrasca da Sud Ovest che durerà almeno una settimana. Vista la notizia negativa riserviamo più tempo alla formazione della cambusa che mai abbiamo preparato per una navigazione così lunga senza possibilità di scali intermedi. Acqua in abbondanza, vino bianco e rosso, birra, coca cola, aranciate, aperitivi, succhi di frutta, forse esageriamo un po’ e quando un intero furgone consegna le bevande tutti in porto rimangono sorpresi dalla quantità di scatole scaricate in banchina. L’ultima bottiglia di acqua delle Canarie la consumeremo addirittura in Polinesia. Comunque sempre meglio abbondare. Anche per l’ottimo scatolame spagnolo non badiamo a spese. Acquistiamo ogni genere di verdura fresca e frutta con particolare attenzione per le più durature, patate, cipolle, verze, mele, pompelmi arance, anche i pomodori durano se molto verdi. Passiamo ore a caricare i viveri e a sistemarli in cambusa, nelle reti porta frutta, nei capienti gavoni.
Prepariamo anche il bidone di sopravvivenza contenente tavolette di Enervit, kit da pesca, dissalatore in plastica, cassetta pronto soccorso, poi ancora cioccolato, scatolame, un fucile subacqueo, VHF portatile, torcia, sestante di rispetto. Fissiamo poi in pozzetto due bidoni da 30 litri d’acqua l’uno. Il giorno 6 la burrasca da Sud Ovest arriva, il vento non è molto forte, attorno ai 30 nodi con solo qualche raffica a 40 ma le onde enormi che frangono sulla diga foranea o sulla costa creano una risacca notevole dentro il porto. Le barche si alzano e si abbassano come se fossero in mare aperto, abbiamo ben diciannove cime che legano il Pink Jaws alla banchina, tutte molto lascate per assorbire la forza delle onde. Nonostante questo due bitte e un passacavi vengono strappati durante la notte. Il giorno dopo la burrasca continua portando anche nuvole e pioggia.

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Meteo favorevole

France Inter il giorno 8 dà finalmente un meteo favorevole controlliamo anche le carte meteofax ricevute dalla capitaneria e vediamo che dall’indomani il vento riprenderà a soffiare da Nord a 15 nodi. Lasciamo una giornata al mare per calmarsi un po’ e programmiamo la partenza per il 10 dopo pranzo. Ultima telefonata a casa e dopo aver rabboccato i serbatoi di acqua e gasolio alle 15 del 10 Gennaio 1992 salpiamo. Il meteo ha dato una previsione perfetta e con un bel Nord di 15\16 nodi iniziamo la nostra navigazione. Issiamo le rande nuove, la trinchetta e diamo il nuovissimo spi due bianco rosso e verde come la bandiera italiana. Caliamo anche le traine con due rapala magnum perché pare che tra queste isole le prede siano di dimensioni notevoli. La notte scorre tranquilla alla media di sette nodi. Siamo tutti gasatissimi e già cominciamo a parlare delle previsioni sull’arrivo a Barbados. Ma la strada è ancora molto lunga e scopriremo nemmeno tutta in discesa. Il vento cala un po’ e ci stabilizziamo sui sei nodi di velocità, avvicinandosi la seconda notte preferisco non cambiare lo spi e tenere a riva il due, più controllabile in caso di rinforzo. Durante il mio turno il vento sale oltre i venti nodi e spesso raffica tra venticinque e trenta. Il Pink Jaws fila velocissimo con il log che spesso supera i dieci nodi. Mentre procediamo in poppa piena per avere meno vento e proteggere l’ammainata dello spi una grossa onda piega su un fianco il Pink Jaws, una raffica fa strambare la randa, con un colpo secco il boma strappa la ritenuta e l’ancoraggio della scotta della randa e vola sulle crocette sfiorando la testa di Vittorio che imprudentemente si trovava in piedi sulla coperta. Dopo qualche manovra, con calma riusciamo a recuperare boma e randa e attrezziamo una scotta e ritenuta provvisorie. Domani poi provvederemo a verificare i danni e a una riparazione più valida. La velocità torna sui sette otto nodi e il Pink Jaws naviga sicuro senza esasperare gli sforzi sulle strutture. Non siamo in regata quindi una velocità simile è quanto di meglio si possa sperare di avere per una crociera in piena affidabilità e sicurezza. La mattina il vento va calando e issiamo lo spi leggero, troviamo anche un bel pesce volante di buona taglia che ha finito il suo volo sulla nostra coperta. Essendo dei grossi acciugoni con le ali vanno benissimo per insaporire il sugo per gli spaghetti. Con qualche cima ben messa sistemiamo ritenute e ancoraggi strappati durante la notte.

Poi calma piatta

Piano piano il vento scompare e ci regala il nostro primo giorno di calma piatta in Oceano. Non sappiamo ancora che ne avremo ben sette durante la traversata. Visto che siamo alla ricerca dell’Aliseo con rotta verso Sud accendiamo le macchine al minimo e navighiamo a tre nodi per risparmiare gasolio. Il giorno dopo arriva un leggero vento da Nord di quattro cinque nodi spegniamo il motore e issiamo lo spi uno. L’Oceano è calmo quanto il vento e sfrutto l’occasione per impastare un paio di chili di ottimo pane. Il venticello dura per tutta la notte ma la mattina successiva siamo di nuovo a motore attorniati da una banda di delfini giocherelloni. Il sistema di comunicazione satellitare funziona perfettamente. Ogni giorno invio un telex al mio amico Angelo, segno posizione, situazione meteo, miglia percorse e tutto quanto succede. Altro collegamento con le persone a casa. Sono ormai passati quindici giorni dalla partenza dall’Italia e la famiglia mi manca molto, ma ricevo con piacere i suoi messaggi. Riceviamo naturalmente anche i bollettini meteo e tutto il traffico EGC con informazioni varie destinate alle grandi navi ma utili anche a piccole unità come noi. Il sistema di ricarica delle batterie va bene e quando andiamo a vela bastano solo due ore di motore al giorno a mille giri per avere energia sufficiente per tutti i servizi. Compreso il radar che accendiamo solo quando incrociamo le navi. Siamo a poco più di cento miglia dalle isole di Capoverde quando finalmente il vento gira a Est Nord Est, all’inizio stentiamo a crederci ma poi non abbiamo dubbi: è il mitico Aliseo. E’ il 17 gennaio e per la prima volta nella sua vita il Pink Jaws corre veloce, sotto spi due, spinto dal vero Aliseo che soffia a quindici venti nodi. Nel cielo terso si stagliano le classiche nuvolette bianche, come batuffoli di cotone, le onde increspate e i pesci volanti completano il quadro che tante volte ho visto descritto nei libri dei grandi navigatori. Verso sera siamo tutti in coperta per l’aperitivo e per godere di questo primo tramonto infuocato.