Traversata atlantica, l’incontro con le balene

Durante la traversata atlantica, giunge il tempo delle balene. L’euforia degli Alisei, che ci avevano sospinto con vigore, scompare il giorno successivo, quando verso mezzogiorno il vento ci molla, manco fossimo in Mediterraneo. Dopo ventiquattro ore si riparte con 15 nodi e finalmente l’esca approntata ferra un bel pesce tipo anguilla ma con una faccia da barracuda, sarà un paio di chili. Lo cucino in umido e non è niente male. Quando l’Aliseo è ben stabilizzato succede che di notte e raramente di giorno, arrivano delle nuvolette scure sotto le quali il vento accelera anche di 10\15 nodi con reazioni che ben si possono immaginare, con la barca che magari naviga con lo spi leggero. Dopo un paio di ammainate al limite decidiamo di issare sempre al tramonto lo spi due in modo da poter dormire tranquillamente durante i turni di riposo. E’ il 21 gennaio 1992, undicesimo giorno di navigazione, abbiamo percorso 1300 miglia, il vento sale fino a 30 nodi e siamo costretti a rinunciare allo spi. Durante la notte le raffiche arrivano oltre i 35 nodi, prendiamo una mano alla maestra. Il mattino improvvisamente il vento crolla e siamo di nuovo invischiati in una piatta resa un po’ scomoda dall’onda residua della notte scorsa, quindi per non rimanere fermi in balia del mare diamo motore e navighiamo a mille giri a tre nodi. Comincio ad avere qualche dubbio sulla fama di vento costante di cui gode l’Aliseo del Nord Atlantico. O forse è solo sfortuna. Speriamo in un futuro migliore. Il 24 ci rimettiamo con spi leggero e un bel dorados di tre chili e un pesce volante variano il menu. Il vento si mantiene sui dieci nodi, scivoliamo veloci su un mare appena formato, sotto un cielo terso con le solite nuvolette bianche. Sono veramente condizioni ideali, è questa probabilmente la vera andatura da Aliseo, navigare tranquilli spinti da questo vento che non ti mollerà mai. E così continuiamo per un altro giorno. Il 25 gennaio siamo in posizione 16 07 N 40 10 E, abbiamo percorso 1800 miglia da Lanzarote e viaggiamo a cinque nodi di velocità.

Le balene

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Nel pomeriggio mentre sono in cabina per il turno di riposo, sento Franco che urlando esagitato ci chiama in coperta. Siamo attorniati da un branco di balene. Sono una decina, lunghe tra i dieci e i quindici metri. All’inizio siamo euforici, uno spettacolo così non lo avevamo mai visto. Ma poi, quando cominciano ad avvicinarsi e a giocare con noi come fanno i delfini, inizio seriamente a preoccuparmi. Non certamente per pericolo di attacco, ma, vista la loro mole, se solo sbagliano di poco nelle evoluzioni, mi vengono i brividi a pensare a quello che potrebbe succedere. Così avvio il motore, accendo l’eco-scandaglio, facciamo rumore sottocoperta, ma niente le disturba. Ci accompagneranno così fino a notte fonda. Notiamo però che con l’oscurità si allontanano un po’ dal Pink Jaws, con mio notevole sollievo, ma per molto tempo sentiamo i loro sfiati sempre molto vicini. Il giorno 26 navighiamo ancora in scioltezza, anche durante la notte manteniamo lo spi leggero visto che il vento cala un po’. Nel pomeriggio vediamo delle grosse e lunghe onde che ogni tanto arrivano da Nord. Pensiamo al residuo di qualche burrasca lontana. Iniziamo la notte sostituendo lo spi 1 con il 2. Le grosse onde si fanno sempre più frequenti e il vento tende ad aumentare. Allora in via preventiva ammainiamo lo spi, issiamo lo yankee e prendiamo una mano alla maestra. Verso mezzanotte sono svegliato dal rumore tipico del Pink Jaws quando supera gli otto nodi, l’elica trascina l’asse in una rotazione velocissima, il rumore del mare sulle murate e i vari cigolii aumentano d’intensità. In un attimo sono in coperta, il vento è salito oltre i 35 nodi, il mare è enorme, il log schizza spesso a fondo scala, bisogna ridurre. Ammainiamo lo yankee, issiamo il fiocco, prendiamo la seconda mano alla maestra. La velocità scende attorno agli 8 nodi, ma viste le condizioni del mare restiamo tutti e quattro in pozzetto pronti, con indosso le cerate perché ogni tanto piove. Alle due del mattino il vento supera i 40 nodi. Sostituiamo il fiocco con la tormentina e prendiamo una mano alla mezzana. E’ la seconda volta che utilizziamo la tormentina, la prima fu durante un colpo di Mistral nel Golfo di Saint Tropez, lì il vento passava sì i 50 nodi, ma il mare era completamente liscio poiché il Mistral proviene da terra. Comunque le tante prove di vele effettuate si sono rivelate veramente utili. Dopo un’ora ammainiamo completamente la maestra, l’anemometro supera spesso i 40 nodi e, tenuto conto che viaggiamo al lasco a 8/9 nodi, se ne deduce che il vento reale è vicino ai 50 nodi. A questo punto non ci rimane che togliere la trinchetta. Infatti vista la velocità del Pink Jaws ci vediamo costretti a farlo. All’alba abbiamo a riva solo tormentina e mezzana, con una mano di terzaroli. Siamo esausti, ma da qualche ora il vento ha cessato di aumentare anche se rimane fisso attorno ai 50 nodi con qualche raffica superiore. L’Oceano si presenta con tutta la sua vera potenza, le onde principali provenienti da Nord sono enormi, altissime e lunghe e sopra queste si formano delle onde più corte e frangenti provocate dal forte vento. Ci preoccupiamo della loro altezza quando incontriamo una grande nave porta container che pur essendo altissima scompare spesso alla nostra vista anche quando siamo sulla cresta dell’onda. Consultando le routhering chart vedo che in questa zona c’è una possibilità minima del 2/3% di incontrare una burrasca in questo periodo. Naturalmente aspettava noi.

L’importante è partire, è i titolo del libro dell’armatore e skipper Bruno Fazzini (ed. Il Frangente, anno 2008), che racconta il lungo viaggio dell’autore a bordo di Pink Jaws, un Ketch di 47 piedi, dall’Europa alla Nuova Zelanda, durato quasi 4 anni. Un lungo diario di viaggio, in cui l’autore riporta la traversata atlantica – anno 1992.