Un borgo tutto azzurro

I segreti di Casamassima, in Puglia, salvata dalla peste

Forse il suo nome deriva da castrum maximi, l’accampamento del generale romano Massimo durante le guerre puniche, o forse dal fatto che nel 1195 l’imperatore Enrico VI di Svevia lo assegnò alla famiglia Massimi, con l’obbligo di cambiare il proprio cognome in quello di Casamassima. Sta di fatto che oggi questo borgo in provincia di Bari si chiama così ed è uno dei più belli e caratteristici della nostra penisola. Anche se la sua storia è meno conosciuta di quella dei trulli di Alberobello o dei sassi di Matera, non per questo il luogo è meno suggestivo, anzi, il nucleo centrale medievale di questo paese tutto dipinto di azzurro, realizza un effetto ottico ed un’atmosfera orientale decisamente unica nel nostro paese.

Ma perché proprio il colore azzurro? Il segreto risale al 1656 quando a Bari sbarcarono alcuni marinai affetti dalla peste che contagiarono immediatamente oltre 20 mila abitanti del posto portandoli alla morte. Il contagio sembrava non finire mai, così Michele Vaaz, un signorotto locale del tempo, decise di fare un voto a Maria Santissima di Costantinopoli per allontanare la pestilenza ed ordinò di dipingere tutte le case, i monumenti e le chiese, del colore della Madonna, aggiungendo alluminio di colore azzurro alla calce viva degli intonaci. La peste miracolosamente finì e in ringraziamento alla santa salvatrice fu edificata la chiesetta che ancora sopravvive a lei dedicata.

IL “PAESE AZZURRO”

Il posto fu dimenticato e solo negli anni ’60 il pittore milanese Vittorio Viviani, passando per caso da Casamassima, riscoprì il borgo rimanendovi letteralmente incantato, immortalò così il posto in alcune delle sue tele definendolo per primo “il paese azzurro”. Le sue tele furono viste da molte persone che incuriosite da questa caratteristica unica cominciarono ad informarsi facendo rivivere il posto di un moderato turismo, prediletto dagli artisti. Il “paese azzurro”, però, non è mai decollato come progetto turistico, preservandone l’autenticità, ma anche destinandolo alla rovina: passeggiando oggi tra i suoi vicoli antichi si percepisce il passato splendore e l’unicità del posto, che a differenza degli altri classici borghi bianchi pugliesi, presenta varie tonalità cromatiche di azzurro in un effetto ancora suggestivo. Negli ultimi tempi, il progetto di un vero e proprio brand turistico produce sempre più interesse nelle associazioni locali, cittadini, enti come il GAL-SEB, l’Associazione “Borghi Autentici d’Italia”, e la Regione Puglia con gli enti turistici regionali e provinciali, con lo scopo di restaurare il centro storico per farlo diventare una testimonianza viva del passato, un museo a cielo aperto, per ricordare le origini e le tradizioni della terra pugliese, con i suoi stereotipi ma anche con le sue incredibili e spesso sconosciute unicità.