Le sculture impossibili della cappella Sansevero

A NAPOLI UN GIOIELLO DELL'ESOTERISMO E UN TEMPIO DELLA MASSONERIA

Si tratta di una eccezionale curiosità che è stranamente spesso fuori dagli itinerari turistici: è la Cappella Sansevero, un luogo davvero atipico per Napoli, dove, normalmente, storia, cultura e vita sono il motivo di fondo cittadino. In questo caso si tratta, invece, di un tesoro nascosto, un gioiello dell’esoterismo, celato non sotto terra, ma in un edificio nemmeno troppo fuori mano. Un intero apparato artistico settecentesco d’eccezione unico al mondo, oggi uno dei più importanti musei della città, un luogo dove mistero ed arte si mischiano creando un incredibile ambiente mistico, custodito all’interno di un edificio dove la Cappella Sansevero, chiamata anche chiesa di Santa Maria della Pietà o Pietatella, oggi aperta al pubblico, fu in passato un luogo di culto ed un tempio massonico, fortemente carico di simbologie, voluto da Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, committente ed ideatore della totalità delle opere. Un ottimo punto di fuga per chi ha qualche ora libera a Napoli e desidera scavare dietro le quinte della storia.

GENIO E ALCHIMIA

Il principe Raimondo di Sangro aveva una personalità eclettica e poliedrica e fu un inventore d’eccezione, così attivo nei più disparati campi delle scienze e delle arti, chimica, idrostatica, tipografia, meccanica, che a proprio causa della grande varietà e differenza delle sue invenzioni veniva considerato un alchimista temibile e misterioso. Oggi queste cose non fanno più paura ed i misteri sono quasi tutti svelati, con il risultato che nella Cappella Sansevero, ormai sconsacrata, il principe oltre ad aver legato indissolubilmente il suo nome ha lasciato tante impressionanti statue ed invenzioni.

LE MACCHINE ANATOMICHE

Tra queste le strane “macchine anatomiche”, come da lui stesso chiamate, che alimentarono per lungo tempo dicerie e leggende. Si dice infatti che i due corpi totalmente scarnificati presenti nella cripta e tramite i quali è possibile osservare in modo molto dettagliato l’intero sistema circolatorio, altro non fossero che due persone reali: due servitori, un maschio ed una femmina, cui erano sarebbero state iniettate sostanze misteriose nelle vene prima di scioglierne le carni nell’acido allo scopo di ottenere il macabro effetto. La storia, invece, ci ha consegnato atti notarli autentici ed un contratto stipulato tra il Principe e il dottor Salerno, dove risulta la commissione di due scheletri sui quali installare una riproduzione del sistema cardiovascolare preparato dall’alchimista utilizzando fil di ferro e cera colorata. Il tutto al solo scopo didattico, anche se persino di Sangro in persona considerava le statue impressionanti. Ma se le macchine possono agitare i sonni, certamente l’opera più significativa fa sognare il paradiso.

IL CRISTO VELATO

Tra le strabilianti sculture marmore custodite all’interno della cappella vi sono capolavori come “la Pudicizia” di Antonio Corradini, “il Disinganno” di Francesco Queirolo, ma quello che sa sempre strabilia tutti è il famoso “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino, conosciuto in tutto il mondo per il suo velo marmoreo che quasi si adagia sul Cristo morto con una leggerezza che fa pensare possa essere reale. Per le loro caratteristiche statiche e visive queste sculture sembrano a prima vista “impossibili”, troppo elaborate, fragili e così realistiche che rendono difficile immaginare che una mano umana possa averle scolpite. Tra le mani della figura maschile del Disinganno si trova una fitta rete di marmo, estratta da un unico blocco senza romperlo od incrinarlo, mentre sul volto del personaggio femminile della Pudicizia, il drappeggio è così reale e trasparente da rendere leggera la pietra dalla quale è stato ricavato come fosse inconsistente. Ma finalmente il Cristo Velato, al centro della stanza, affascina con la sua presenza, persino artisti e scrittori come Sade e Canova ne sono rimasti colpiti rendendola uno dei massimi capolavori scultorei al mondo.

LA LEGGENDA DEL VELO

Come per le macchine anatomiche, il velo che copre il corpo del Cristo, appena deposto dalla croce, scolpito con eccezionale abilità da Sanmartino, è così perfetto da ingannare l’occhio ed aver fatto per lungo tempo pensare che si trattasse davvero di un tessuto marmorizzato con una delle tecniche che solo l’alchimista Raimondo di Sangro conosceva e che non ha mai trascritto. Addirittura la leggenda era ancora presente e confermata negli anni ’80, secondo alcune fonti citate in riviste di settore, si sarebbe scoperto che il velo non fosse realmente di marmo, come si era sempre creduto, ma costituito da una stoffa finissima e marmorizzata personalmente in segreto dal Principe.

Secondo queste fonti sarebbe esistito addirittura uno scritto nel quale lo scultore si impegnava ad eseguire “di tutta bontà e perfezione una statua raffigurante Nostro Signore Morto al naturale da porre nella chiesa gentilizia del Principe”, mentre Raimondo di Sangro, oltre a procurare il marmo, “ad apprestare una Sindone di tela tessuta, la quale dovrà essere depositata sopra la scultura; acciò, dipodichè, esso Principe l’haverà lavorata secondo sua propria creazione; e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposto al velo … dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua”. Insieme all’impegno del Sammartino a “non svelare al compimento di essa (statua) la maniera escogitata dal Principe per la Sindone ricovrente la Statua”, si sarebbe ritrovata anche la ricetta per fabbricare il marmo a velo, riducendo ilcapolavoro ad un’opera di media qualità perfezionato dall’alchimista.

In rete se ne trovano ancora tracce, ma oggi sappiamo bene che si tratta solo di una vecchia bufala mai confermata teoria propagata a suo tempo da una sedicente studiosa napoletana, Clara Miccinelli, che avrebbe ricevuto le informazioni direttamente dallo spirito del Principe Raimondo di Sangro durante una seduta medianica. Il risultato furono la diceria ed un paio di libri ad esso dedicati pubblicati tra il 1982 ed il 1984. Ma se i racconti attorno alla storia della cappella Sansevero sono solo leggende e teorie fantastiche, le opere in essa contenute, sono invece autentici ed incredibili capolavori artistici unici al mondo.