Lecco, la casa di Lucia

IL MISTERO DELL'ABITAZIONE DELLA PROTAGONISTA DEI PROMESSI SPOSI DI ALESSANDRO MANZONI

Lecco è la città dove Manzoni ha ambientato uno dei suoi romanzi più famosi: I promessi sposi. Alessandro Manzoni conosceva molto bene i dintorni, avendo abitato a Lecco dove si trova ancora la sua villa, e moltissimi sono i luoghi cosiddetti “manzoniani” nella zona, alcuni certi, altri presunti, luoghi che hanno scatenato la curiosità e anche fantasia di molte persone nel corso dei secoli. Una curiosità, però, svetta su tutte le altre: esistono ben due case di Lucia Mondella e conseguenti due chiese di Don Abbondio. Ma se fosse solo per la disputa sarebbe ben poca cosa, la discussione su quale delle due case possa essere quella descritta nel romanzo è da sempre così aspra e dura che avrebbe persino dato il nome alle due località nelle quali gli edifici sono situati: Aquate e Olate.

Aquate e Olate: qui o là

La tradizione popolare vuole che il termine italiano Acquate sia la trasposizione del dialettale Quàa, che potrebbe significare qui, ovvero qui è la casa di Lucia, ma il termine Olate, Olàa in dialetto, potrebbe significare o là: ciò celerebbe un significato particolare, ovvero nel dubbio della collocazione i lecchesi alla domanda dove sarà la casa di Lucia? rispondevano “o quàa o làa”, e dunque Acquate o Olate!

Entrambi i luoghi sono nella zona nordorientale della città di Lecco ed entrambi  rispondono perfettamente alla descrizione del romanzo, anche se Olate è il rione più probabilmente ed ampiamente identificato come il paese di entrambi i protagonisti. Nessuna grande differenza: entrambe le case sono costruite nello stile semplice lecchese rappresentativo del tempo di Manzoni, edifici lineari a due piani con ballatoio e scale di legno e antistante cortile. La presunta casa di Lucia ad Olate è oggi una residenza privata, non è visitabile e solo se si è fortunati, passandovi davanti quando il portone d’ingresso è aperto, si può scorgere il cortile in cui Manzoni avrebbe descritto Lucia correre verso Renzo gridando: “lo sposo! lo sposo!”. La chiesa poco distante sarebbe, quindi, quella di Don Abbondio. Ad Acquate, invece, la casa, caratteristica e intima grazie alla posizione tranquilla in cui si trova, ospita oggi un’osteria ed è visibile solo ai clienti. Dal cortile si può vedere lo zucco dove sorgeva il Palazzotto di don Rodrigo ed anche qui la vicina chiesa, raggiungibile in due minuti a piedi, sarebbe quella di don Abbondio. Il mistero non è destinato a dissiparsi, entrambe le case restano nella tradizione le case di Lucia dando vigore e perpetuando l’opera del Manzoni attraverso questi luoghi, in fondo poco importa quale delle due case sia quella descritta nell’opera, probabilmente nessuna delle due, dato che trattandosi di un romanzo la descrizione potrebbe essere solo sommaria di un luogo conosciuto, resta il fatto che oggi, visitandolo, si possa ancora spaziare con la fantasia e vivere, almeno per un momento, l’atmosfera e le emozioni che producono gli eventi del libro.