Corinaldo e il pozzo che dà la polenta

Chi pensa che la polenta sia una tradizione del nord Italia si dovrà ricredere: poco lontano da Ancona, capoluogo delle Marche, esiste un luogo dove la polenta è tradizione da oltre 400 anni e non la producono gli abitanti, bensì un… pozzo. Almeno questo è quanto ci è arrivato dalla goliardia medievale di questi luoghi. Il tutto è successo a Corinaldo nella seconda metà del ‘400, in questo comune dell’entroterra alle spalle di Senigallia, arroccato su un monte e dominato da un tiranno, Antonello Attaccabriga, che abitava il locale castello.

Il tiranno, il cui nome dice tutto, aveva fatto costruire sulla salita di una delle strade principali un pozzo per approvvigionare d’acqua le abitazioni limitrofe e si racconta che un giorno, un uomo salisse per il lungo percorso trasportando un pesante sacco farina di granturco sulle spalle. Arrivato vicino al pozzo decideva di riposarsi e, sfinito, cercò di appoggiare il sacco sul bordo del pozzo per cercare di riprendere fiato. La sfortuna, però, fece cadere il sacco all’interno del pozzo e l’uomo, perso il prezioso carico, cercò di recuperarlo calandovisi dentro.

La cosa fu osservata dalla massaie del paese, che non vedendolo uscire dal pozzo dopo un po’ di tempo cominciarono a chiamarlo chiedendogli divertite se stesse mangiando la polenta sul fondo; alcune di loro – si dice – arrivarono persino ad affermare di aver notato che nel calarsi trasportasse con sé anche delle salsicce per condimento. Il paese se la rideva a la vicenda divenne presto qualcosa di divertente da raccontare e su cui scherzare, tanto che nacque una diceria che voleva far passare i corinaldesi come “picchiatelli” e “polentari”, diceria che superò i confini dell’intera regione facendoli conoscere come originali e geniali allo stesso tempo.

Un’altra versione meno elaborata della storia, ma molto simile, vuole che un contadino, salendo la scalinata, appoggiò al bordo del pozzo un sacco di farina di mais facendolo accidentalmente cadere al suo interno, il sacco si ruppe e la farina si mescolò all’acqua producendo una sorta di polenta al suo interno: la vicenda, comunque curiosa, fece dire nei dintorni che gli abitanti di Corinaldo avevano fatto “polenta nel pozzo”.

Foto Nadine Doerlé da Pixabay

Comunque sia andata, grande goliardia o solo pettegole dicerie, la voce rimase nei secoli fino a quando, persa la sua funzione originaria, nei primi anni del ‘900 il pozzo fu interrato per ristrutturarne la scalinata sulla quale sorge ed allargare il passaggio. Solo nel 1980 fu riaperto e ricostruito a beneficio del turismo locale come scenografia per la sagra detta della “Contesa del pozzo della Polenta”, che ogni anno rievoca leggendaria caduta del sacco di farina di granturco nel pozzo, alimentando con mezzi moderni l’antica diceria. La rievocazione storica in costume del ‘500 si svolge annualmente ormai da trent’anni; la data scelta per la commemorazione è la terza domenica di luglio, quando il turismo è più intenso ed è la più vecchia rievocazione storica della provincia di Ancona. La rievocazione, però, celebra e perpetua i festeggiamenti che si tennero il 6 dicembre 1517 quando Papa Leone X elesse Corinaldo a rango di Città per l’eroica resistenza all’assedio dell’esercito di Francesco Maria I della Rovere, spodestato Duca di Urbino, che impegnarono la popolazione per ventitré giorni nei quali il pozzo fu un elemento determinante per l’approvvigionamento di acqua. Info sul sito Valmisa.com.

Il coraggio dei corinaldesi si fece conoscere in tutta Europa con quella che passò sotto il nome di Arx Munitissima Corinalti. Oggi il pozzo dà bella mostra di sé lungo questa magnifica scalinata che porta alla cime del paese. da dove si gode uno splendido panorama sulle valli circostanti fino al mare lontano. E per visitarlo non è necessario attendere la sagra, Corinaldo è un luogo davvero incantevole, possiede una ben mantenuta cinta muraria risalente al XIV secolo, in esso è nata anche santa Maria Goretti ed già da molto tempo inserito nel club “I borghi più belli d’Italia”, vincendo la definizione di Borgo più bello d’Italia nel 2007.

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