Il Ladakh, dove tutto ebbe inizio

UN VIAGGIO NEL PICCOLO TIBET, MISTICO E SPIRITUALE

Sapete che cosa è una sutura in termini geologici? E’ una delle aree mobili della crosta terrestre. La sutura di Shyok o Main Karakoram Thrust, che separa il Kohistan dal Karakoram, e quella dell’Indo e dello Tsangpo (nome cinese del Brahamaputra), che separa il Kohistan dall’India, sono state le prime suture che 100 milioni di anni fa, cominciando a muoversi, hanno dato origine ai continenti così come li conosciamo oggi.

Questi movimenti avrebbero innalzato i fondali creando l’area che conosciamo come Kohistan – Ladakh, dove è ancora visibile sotto forma di fossili quello che si trovava sommerso creando l’assurdo ossimori di fondali di alta quota (un ossimori è un accostamento di due termini in antitesi fra loro, in questo caso “fondali di alta quota”). Questa regione è la naturale prosecuzione dell’altopiano del Tibet, per questo motivo è anche detta “Piccolo Tibet” indiano, ma a differenza del fratello maggiore non è stata toccata dalla profanazione cinese rimanendo integro e continuando ad offrire spaccati di religiosità buddista, di arte e cultura tibetana assolutamente unici, immersi in un paesaggio himalayano con il suo deserto d’alta quota incastonato tra cime altissime perennemente incappucciate di neve. Un luogo in grado di conquistare l’anima di chiunque vi si avvicini, perso in un ambiente mistico ed antico, dove nulla è scontato, eccezion fatta per l’improbabile che è ordinario e stupefacente.

Lunghe valli, gole profonde, acque vorticose, cieli cristallini, cime, nevi, colori, strade tortuose, saliscendi mozzafiato e genti fantastiche. Il Piccolo Tibet indiano circondato dai mastodontici monti del Karakorum e dell’Himalaya è la patria del buddismo tibetano dai mille e mille monasteri sperduti abbarbicati in cima a monti impossibili e completamente autosufficienti. La sua capitale è Leh, sottesa all’imponente e fatiscente Palazzo Reale, il Leh Gompa, a quasi 3500 metri in una piana risparmiata dai monti circostanti lungo il corso dell’Indo ed con un terzo della popolazione tuttora analfabeta.

In passato tappa importante sulle rotte commerciali lungo l’Indus Valley, tra il Tibet ad est, Kashmir a ovest e anche tra India e Cina per secoli, per il commercio di sale, grano, pashm o lana cashmere, charas o resina della cannabis dal bacino del Tarim, indaco, filato di seta e broccato di Banaras, oggi Leh, dotata di aeroporto, ed è spesso il punto di partenza per risalire l’Indo e visitare i molti monasteri dispersi nelle valli, come quelli di Lamayuru, Alchi, di Likir, Phyang, Spitok, Rizong Gompa ed il monastero femminile di Julichen. In direzione opposta il palazzo reale estivo,Thiksay, Hemis, il monastero più grande ed importante della valle, il palazzo reale di Stok e persino il Kardung La, o Khardong-la, non un monastero od un palazzo, ma il passo carrozzabile più alto del mondo a 5.693 m, controllato dall’esercito indiano perché di importanza strategica per l’India al confine con la Cina.

Terra di valichi, arido altipiano chiuso nella catena himalayana, nelle sue valli esplode il verde degli appezzamenti coltivati ad orzo in contrasto con il grigiore delle rocce circostanti dove le case sono spesso arroccate l’una all’altra producendo l’effetto di sembrare cresciute spontaneamente sulle pietre. In questo paradiso d’alta quota non è difficile comprendere come la religione buddista possa esprimere il meglio di sé, qui tutto è spiritualità e pace, meraviglia della natura e difficoltà di sopravvivenza che rende la vita essenziale e poco complicata. In questo contesto già eccezionale si trova il lago Tso Moriri, ovvero il “lago delle montagne”, a 4500 metri di quota, circondato da montagne altissime e coperte da ghiacciai perenni è stato definito come “dono sacro per il pianeta vivente”, dove natura e spirito sono ancora a stretto contatto. Asini selvatici, o kiang, marmotte, yak e le tende dei pastori nomadi con i loro greggi di capra pashmina dominano il paesaggio sovrastato dalle alte cime che lo alimentano con le loro sorgenti sull’altopiano del Changthang. Lungo circa 20 km e largo 8 nel suo punto maggiore e non avendo emissari è leggermente salato, sorpresa nelle sorprese. Un posto dal quale il corpo si stacca alla fine del viaggio non senza lasciarvi una parte della sua anima.