A Gubbio una patente per i matti

SAN FRANCESCO E IL LUPO: UN BORGO FRA STORIA E LEGGENDA

Parlando di Gubbio è impossibile non pensare alla leggenda di San Francesco e del lupo, una storia impressionante dell’incontro tra un uomo ed una delle belve più feroci e dannose conosciute nel medioevo. La storia della città è così legata a questo incontro che in essa vi è rimasta la tradizione: Gubbio è la patria del lupo, tanto come Assisi quella del Santo. La storia ci dice che San Francesco d’Assisi, dopo essersi allontanato dalla sua città natale, trovò asilo a Gubbio presso la famiglia degli Spadalonga e fu qui che avvenne la sua vera conversione dopo essere entrato in contatto con i poveri ed i lebbrosi del posto. È quindi a Gubbio che il Santo cambiò realmente e radicalmente la sua vita, mentre nessun documento storico comprova la leggenda che sarebbe avvenuta nei pressi della chiesa di Santa Maria della Vittoria.

Sebbene l’episodio sia collocato tra quelli miracolosi più conosciuti al mondo, l’assenza totale di documenti e indizi scritti fanno si che molti studiosi ritengano possibile che il lupo possa essere solo la distorsione metaforica seguita alla probabile conversione di un pericoloso bandito operata da San Francesco in persona. Il fraintendimento potrebbe essere giustificato anche da ciò che fu scritto in seguito sulla vicenda, facendo convincere moltissimi studiosi trattarsi di un animale vero. Nel descrivere la vita del fondatore, i francescani scrissero: “Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sè disse così: «Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non faccia male né a me né a persona». Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere”.

Descrizione che si adatta perfettamente sia ad un lupo vero che ad un feroce bandito assetato di sangue, in fondo molti uomini hanno vissuto come animali, specie in passato e lupo vero o meno, la città è oggi completamente attraversata da percorsi legati all’evento che ogni anno attraggono da migliaia di pellegrini, tra i più conosciuti la strada detta “il Cammino di Assisi.

ROBA DA MATTI

Ma se la fantasia popolare ha distorto un episodio così importante rendendolo comunque famoso ed efficace, va detto che a Gubbio non è solo questa una “cosa da pazzi”, ma l’intera popolazione e la visita alla città lo sono e si può persino ottenerne la patente. Per essere davvero matti come gli eugubini si deve raggiungere Largo Bargello, nel centro storico, è lì che si trova una piccola fontana rotonda dove la tradizione vuole che girandogli tre volte ininterrottamente intorno ci si aggiudichi la “patente dei matti”, che sarà fornita dagli uffici comunali insieme alla cittadinanza onoraria. Tutte le informazioni presso l’ufficio turistico.

La città è meno scontata di quello che si possa pensare, oltre al duomo ed alla Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, ci sono otto interessantissime chiese medioevali e numerosi altri edifici visitabili, come il Palazzo dei Consoli, il Palazzo Ducale, il Palazzo del Capitano del Popolo, il Palazzo Pretorio ed il Palazzo del Bargello, dove si trova un museo della tortura, ma a Gubbio sono presenti anche resti di insediamenti del paleolitico e di un villaggio di età neolitica, che si trovano in località San Marco. Nella zona archeologica, appena fuori dalle mura, è presente persino un Teatro romano ed un Mausoleo considerato il sepolcro di Genzio, ultimo re dell’Illiria, mentre negli immediati dintorni, sul soprastante monte Ingino, si trova anche un abitato dell’età del bronzo le cui relative tombe si trovavano però nell’area attualmente occupata dal suo centro storico. La vicina gola del Bottaccione, o Gola dell’Iridio, custodisce una antica opera di ingegneria civile: una impressionante diga in pietra al confine di un grande bacino artificiale di raccolta delle acque di epoca medievale, opera davvero rara nel suo genere.

BUON CIBO ANCHE PER IL CORPO

Ma Gubbio non è solo cibo per l’anima e per la mente: in città, dopo tante fatiche turistiche serve ritemprare il corpo di energia e di benessere del palato e “la crescia al panaro”, una sorta di focaccia salata ripiena, insieme agli affettati locali, il friccò di agnello, anatra, pollo e coniglio, la torta al formaggio, i piatti con il tartufo, lo specialissimo baccalà immerso per due giorni nel latte e cotto in forno con le spezie, fanno certamente al caso. E non è ancora finita, il brustengo, un pane fritto da accompagnare con pancetta, prosciutto, salsiccia, cipolla o rosmarino, attende gli amanti degli affettati ed infine i tradizionali dolci detti i ganascioni delle Suore di Santa Lucia, anticamente offerti insieme alla barcarola, un caffè d’orzo e mistrà, completano il quadro sensoriale.